con un piede nella favola e l'altro nell'abisso

 

Così Paulo Coelho definisce ogni istante della vita che affrontiamo. Purchè si affronti.

Quando si è già nella pancia del lupo, allora sì che tutto è quieto, tutto è bello, tutto è dolce, tranquillo, statico. Morto. Sensazione che si conosce bene, ci si annulla per un pretesto o per l'altro quando di vivere non se ne vuole sapere, o quando in modo infantile non si ha ancora idea di cosa voglia davvero dire. Ne ho conosciute di persone che spendono il proprio spaziotempo così, a nascondersi nelle penombre della paura di provare qualcosa. Anche di un semplice sorriso.

Si rischia lo spezzamento dei polmoni, il collasso del cervello e l'implosione del petto. Una volta, a tanti, basta e avanza. Capita a tutti. Lo sappiamo bene ad un certo punto. Quando si è preda totale delle emozioni, si cade molto più facilmente e violentemente. E' la legge di gravità. Non ci si scappa.

Siccome a me capita spesso, e da sempre, ho sperimantato questa soluzione: l'annegamento. Non mi lego un peso alla caviglia e mi lascio sprofondare. Detesto proprio. Non mangio quantità industriali di dolci, anche perchè fanno skifo e l'unico vero dolce per me è il cioccolato. Non mi drogo a dismisura fino al lunedì sera dentro al Berghain. Non annego semplicemente come vi viene da pensare nemmeno in un bicchiere di demonio liquido. Non aggiungo gocce alle bevande ne additivi di nessun tipo. No. Io prima di tutto sfrutto la legge di gravità. Che la legge di gravità sia preceduta poi da tutti gli esempi sopracitati e molti altri ancora è un capitolo diverso, che riguarda la rincorsa. Oggi nn ho pacco di dilungarmi così tanto.

La gravità. Mi lancio da un punto ogni volta più alto, anche di soli 2 millesimi di secondo. Sempre più su, in un ciclo temporale che varia da pochi giorni a svariati anni. Dipende dalle dimensioni dello scoglio insomma. E se ora me lo richiedo, ho paura. Sì. La paura dell'impatto. Di sfracellarmi violentemente sulla superficie. Ma per poter liberare il mio essere anche solo per pochi istanti in più, la paura che cazzo è?! Manco ci pensi adesso. Lei si fa sentire dopo un bel po' che ti sei lanciato, quegli ultimi istanti quando sai che è arrivato il momento di roteare il corpo e raggiungere quella posizione perfettamente ergonomica per penetrare la superficie senza spappolarsi. Ed è o adesso o mai più. Questa è la paura, e funziona di brutto. Se non ne hai in questo momento, allora sei un coglione incosciente che si schianta sicuro. Se ti sei fermato già a metà rincorsa, allora sei uno di quelli da penombre che prende il cucchiaino e per non sentirsi troppo in colpa ne mangia solo metà e poi fa pure finta di nulla. La gravità libera. E così posso dire che mi piace proprio annegare. Sì. Sino a raggiungere l'abisso.

Non so se avete presente la sensazione dell'annegamento, è un incubo vero e proprio. E' terrore che divampa in tutte le ramificazione venose del corpo. Lo senti raggiungere ogni capillare pulsare della pelle. Una battaglia psicologica non indifferente che ti congela e ti spinge nella follia più totale, un affronto di impotenza fisica, accettazione senza alternative che ti stai spegnendo, dopo aver lottato con tutte le tue forze venute infine a mancare. Lo senti nei nervi delle braccia. Nella pesantezza della testa. Nel cuore che abbandona. Nella mente che si fa, infine, rilassata. Ecco. Questo stadio equiparabile ad un'attività inibitoria dei GABA. Con la sicurezza che un divano sul fondale prima o poi tra i mostri me lo recupero. Sò che alle volte ci dovrò passare più tempo e altre volte meno. Tanto vale cominciare ad ambientarsi. 

Questo è il mio piede nell'abisso. Preferisco essere io a scegliermi la forza di gravità, piuttosto che legarmi qualcosa alla caviglia che non sò perchè e andare giù dritta a piombo chissà quanto in profondità e magari in mezzo a mostri che nemmeno mi appartengono. Lì prima o poi ci passi sicuro, e se ti stai dicendo che non ti è mai capitato è perchè probabilmente sei stagnato là da molto più tempo di quello che pensi, nella pancia del lupo.

Quanto al piede nella favola..

Beh, ci crede solo la bambina che mi tende la mano per tirarmi fuori dall'acqua.

 

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September 3, 2015

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